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Papilliti bilaterali

13 luglio 2018 Di carmineciccarini

Le papilliti bilaterali sono eventi rari (1 o 2 casi su 100.000);  colpiscono più facilmente le donne tra i 30 e i 40 anni.

In questa patologia entrambi i nervi ottici vengono colpiti da un processo infiammatorio autoimmune.

All’anamnesi  di papilliti bilaterali bisogna ricercare fra le cause una possibile sclerosi multipla, l’encefalopatia infettiva, virosi sistemiche (in molti pazienti, alcune settimane prima dell’evento si verificano episodi gastrointestinali con febbre, diarrea e vomito), LES, diabete, miastenia.

I nervi ottici appaiono gonfi e congestionati; il paziente perde la vista pressoché completamente, tanto da avere in taluni casi difficoltà a riconoscere le sagome.

Solitamente alcuni giorni o settimane prima si possono avere: dolore ai movimenti oculari e abbassamento del visus che non sempre sono inizialmente drammatici.

L’abbassamento visivo è dovuto alla presenza di scotomi centrali; che sono in definitiva delle macchie che colpiscono il centro del campo visivo impedendo la visione centrale.

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DIAGNOSI

Di fronte a simili casi bisogna eseguire una risonanza magnetica nucleare celebrale centrata sui nervi ottici. Risulta utile fare un prelievo del liquor (puntura lombare) per escludere sclerosi o una forma iniziale di morbo di Devic; se possibile un OCT centrato sul nervo ottico; oltre ad escludere con esami di laboratorio la malattia diabetica e virosi che abbiano preceduto l’evento acuto.

Altro esame importante è la fluorangiografia.

TRATTAMENTO

Si usano cortisonici in bolo (di solito 1000 mg endovena a scalare); per poi passare a cortisonici sistemici. Si può usare anche la plasmaferesi per ripulire il siero da eventuali sostanze nocive oltre ad usare diuretici per ridurre l’edema dei nervi ottici, ma soprattutto per eliminare l’eccesso di liquido extracellulare dovuto ai pesanti dosaggi di cortisonici.

Nei casi più gravi si può ricorrere all’azatioprina (immunosoppressore) o al rituximab che è un anticorpo monoclonale.

EVOLUZIONE

Accanto a forme con completo recupero della funzionalità oculare e del campo visivo; esistono forme che comportano danni campimetrici e riduzione del visus; fino a forme che lasciano reliquati sulla capacità visiva.

Sono possibili recidive.

 

Morbo di Devic

La neuromielite ottica o malattia di Devic è una sindrome autoimmune che colpisce nervi ottici e midollo spinale.

È una malattia rara con rischio di gravi conseguenze neurologiche, spesso associata a papilliti. Nei casi più gravi si può arrivare alla morte per coinvolgimento dei centri che regolano la respirazione; sono più colpite le donne solitamente di media età; il primo sintomo è spesso una neurite ottica retrobulbare accompagnata o meno da disturbi motori o parestesia degli arti.

Spesso i pazienti, dopo la guarigione, non effettuano alcun approfondimento diagnostico, ma la malattia di Devic si ripresenta in forme terribilmente drammatiche arrivando in pochi mesi a paresi degli arti inferiori fino a interessamento di tutti i muscoli del corpo; in ogni caso, in questa fase della malattia, permangono gravi lesioni.

Quindi, nelle fase di esordio di patologie di questo tipo, in particolar modo le neuriti ottiche, sarebbe necessario effettuare verifiche diagnostiche approfondite; dalla risonanza magnetica al prelievo del liquor; in modo che la diagnosi precoce del morbo, possa consentire, in primo luogo, un adeguato attacco terapeutico, e, successivamente, l’individuazione di un trattamento efficace che consenta di tenere sotto controllo la patologia senza che se ne manifestino gli effetti più devastanti.

La risonanza magnetica evidenzia infatti, in caso di sindrome di Devic, lesioni cavitarie midollari, e all’esame del liquor pleiocitosi liquorale cioè l’aumento del numero di cellule nel liquido cerebrospinale.

 


Dr. Carmine Ciccarini

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